DOMENICA DELLE PALME, COMINCIA LA PASSIONE DEL SIGNORE «SOTTO LO SGUARDO DEL PADRE»

Tra gli applausi e le grida di entusiasmo della folla da una parte, e gli insulti, il furore e l’isteria collettiva della gente dall’altra, il Signore Gesù si comporta come se fosse immune da questo difetto molto umano che ci fa passare dall’esaltazione alla delusione più terribile.

Gesù non vive la sua vita sotto gli sguardi degli altri, ma sotto lo sguardo del Padre che vede nel segreto, nel segreto della preghiera nel giardino. E forse è là che si trova la vera chiave di interpretazione del suo modo di essere. Gesù non cerca di impressionare, di sedurre, né di suscitare l’ammirazione o la compassione, ma vive sotto lo sguardo del Padre Suo, senza cercare l’approvazione degli uomini. Egli compie la sua missione, cioè salvare l’umanità.
Se possiamo intuire la grandezza del suo atteggiamento, invece è per noi più difficile comprendere come e perché la morte del Figlio di Dio può salvare ognuno di noi. Certo, abbiamo imparato e ripetuto sin dall’infanzia che la Croce ci salva dai nostri peccati. Ma come e perché? Difatti, nella Passione, abbiamo piuttosto l’impressione che Gesù è stato frantumato dalla violenza e dalla cattiveria, vittima innocente di un mondo senza pietà e pieno di odio e di risentimento.
Come il suo statuto di vittima innocente potrebbe salvare ognuno di noi dal male che continua a distruggere il mondo e a divorare il cuore degli uomini?
Prima di tutto, dobbiamo eliminare una spiegazione morbosa e terribile che lascerebbe pensare che la sofferenza e la morte piacciano a Dio! Dio non desira la morte e la sofferenza di nessuno.
Lasciamo questa visione distorta a quelli che si inventano una falsa immagine di Dio per coprire la loro malvagità.
Nella Passione, è Dio che assume la nostra umanità e prende su di sé la nostra sofferenza. Anche se non è responsabile del nostro peccato, prende su di sé il peso della colpa. Perché solo l’innocente può rivelare la cattiveria degli accusatori e smontare il meccanismo dell’ingiustizia e della falsa religiosità. Dopo la Passione di Gesù, non si può mai più condannare nessuno a morte per blasfemia o irreligione.
Svelando così la radice della falsa religiosità, il Signore ci rivela anche e soprattutto la grandezza dell’amore di un Dio pronto a morire per noi. Dio non è dal lato degli oppressori, dei potenti e dei superbi, ma in mezzo ai piccoli, agli umili e agli umiliati. Immerso nel peggio della condizione umana, Gesù ci ricorda che Dio è presente in mezzo alle fatiche, alle delusioni, alla povertà di ognuno di noi. La Passione ci racconta la grandezza del suo amore per noi.
Nel cristianesimo, non sono gli uomini che devono morire per Dio, ma è Dio che muore per noi, per ognuno di noi.
Di questo rovesciamento completo della visione di Dio e del sacrificio sembra che gli uomini non abbiano ancora capito la stupenda novità!
La Croce di Cristo è diventata così e deve rimanere per noi lo stendardo della lotta contro ogni forma di ingiustizia e di male nel mondo. Ogni volta che soffre una persona, contro ogni tipo di persecuzione, di ingiustizia o di disprezzo, la Croce ci ricorda per sempre che Dio sceglie chi è oppresso, maltrattato, umiliato.
Dio ha scelto di soffrire e di morire con ognuno di noi, in Cristo, fino alla fine del mondo!

Dom Guillaume