CAPODANNO 2018: LE PAROLE DEL PAPA E LE BESTEMMIE DI NAINGGOLAN

Un messaggio in mondovisione, seguito da oltre un miliardo di telespettatori, con Papa Francesco che – senza mai stancarsi, senza cali di intensità emotiva, senza paura di suscitare reazioni di fastidio o, peggio, di rigetto – continua a parlare al mondo di pace, accoglienza, solidarietà, di Maria Madre di Dio, di tutti gli uomini, di tutti i popoli.

Un post sui social seguito in diretta da quasi un milione di persone (in massima parte giovani e giovanissimi) che hanno potuto gustare le gesta del centrocampista della Roma (ex giocatore del Cagliari) Radja Nainggolan la notte di San Silvestro condite di fumo, alcol e una ributtante litania di bestemmie (tutte ipocritamente coperte dai bip) a corredo di questa sua truce esibizione.

Due facce della stessa medaglia? No, davvero, verrebbe da dire. Tanto è l’abisso che separa quelle due bocche, le parole, nobili e alte del Papa, dai suoni impastati di alcol emessi da chi – anche se sui campi di calcio – dovrebbe essere modello per bambini e ragazzini che sognano di diventare come questi campioni (sic!)

Se è vero, come tragicamente lo è, che la comunicazione viaggia sempre più sui new media (da Facebook a Instagram), quel milione di followers del triste giocatore della Roma rappresentano un preoccupante campione di chi oggi fa audience e spopola nell’etere del terzo millennio.

Sembra una guerra impari, destinata a una resa senza condizioni da parte di chi ancora crede nella forza di convinzione (e penetrazione nelle coscienze e nei cuori degli uomini) di radio e televisione, giornali e periodici. A fronte di chi, con un semplice tablet, è in grado di raggiungere e condizionare una platea immensa, che sfugge a qualsiasi censimento.

Di questo Capodanno 2018 restano questi due estremi, in fatto di contenuti ma anche, e soprattutto, di indici di ascolto e gradimento. È vero. Quel post osceno e stupidamente volgare, è stato rimosso. Intanto aveva fatto il giro del web e a poco servono le scuse pubblicate, più per un’imbarazzata imposizione della società che per un autentico mea culpa del maculato divo del pallone.

Resta certificata una deriva morale che una società civile e corretta – a cominciare dalle regole che sottendono la comunicazione – dovrebbe arginare con tutte le forze.
Ne avrà energie, intelligenza e volontà?

Paolo Matta