CAGLIARI INGRATA CON SANT’AGOSTINO: LA SUA CHIESA ETERNO CANTIERE, L’IPOGEO “IN SONNO”

Puntuali, al 28 agosto, nel quartiere della Marina si rinnovano le celebrazioni in onore di Sant’Agostino. La sua chiesa di via Baylle è mirabile, ancorché unico, esempio di architettura cinquecentesca, ma anche monumento di ingratitudine dei cagliaritani verso il grande santo e dottore della Chiesa il cui corpo, portato in città dai vescovi africani esiliati dai Vandali di Trasamondo nel 504, rimase nel capoluogo oltre due secoli.

Chiesa e chiostro sono oggi al centro di una complessa e ingarbugliata vicenda che vede coinvolti Diocesi, amministrazione cittadina, Congregazione delle Figlie della Carità: in mezzo Agostino, gigante della storia del pensiero umano, oltre che della teologia cristiana, ancora una volta pietra di inciampo al centro di una contesa che non merita e allontana sempre più il giorno in cui Cagliari e al Sardegna potranno godere di questo autentico gioiello della storia, ma soprattutto della fede.

L’attuale chiesa ha una vicenda tormentata sin dalle sue origini: insieme al nuovo convento degli Eremitani, venne costruita alla fine del 1500 in sostituzione della prima chiesa, che sorgeva nell’attuale Largo Carlo Felice, demolita da Filippo II per procedere al restauro delle fortificazioni cittadine.

Il declino del tempio iniziò a metà del XIX secolo quando, in seguito alla legge di soppressione degli ordini religiosi ( legge Siccardi), chiesa e convento passarono in mano allo stato e successivamente al comune di Cagliari. I locali del convento furono utilizzati in parte come sede per l’asilo della Marina (nel quale operò anche la Beata suor Giuseppina Nicoli) mentre la chiesa venne chiusa al culto. I bombardamenti del febbraio ’43 le diedero il colpo di grazia e la chiesa cadde presto in rovina.

Grazie alla tenacia dell’attuale rettore. don Vincenzo Fois, dal 1978 a chiesa è nuovamente aperta al culto e interessata da lavori di restauro che stanno lentamente restituendo al tempio il decoro originario. Scavi archeologici hanno inoltre permesso il rinvenimento di resti di edifici di età romana e alto medievale sotto il pavimento del braccio sinistro del transetto.