ASCENSIONE, UNA PRESENZA CHE MANCA: MA SOLO FINO ALLA PENTECOSTE

Ascensione del Signore (anno A) 28 maggio 2017
Letture: At 1,1-11; Ef 1,17-23; Mt 28,16-20

Le tre letture che abbiamo appena ascoltato ci raccontano lo stesso evento, però insistendo su un aspetto diverso di ciò che era successo. Gli Atti degli Apostoli sottolineano la continuità tra la missione di Cristo e la missione degli apostoli. La Risurrezione, l’Ascensione e il dono dello Spirito si inseriscono in questa grande storia della salvezza radicata nelle Scritture.
La Chiesa è dunque nel prolungamento di questa grande opera di Dio per la salvezza del mondo.

A questa visione, Paolo nell’epistola agli Efesini aggiunge due dimensioni. Prima di tutto, la dimensione cosmica dell’Ascensione nella quale Cristo ritrova il suo posto, alla destra del Padre, come capo del corpo che è la Chiesa. Ma c’è anche un’altra dimensione, più interiore e intima, con l’illuminazione degli occhi del cuore dei credenti, una dimensione di esperienza interiore e di conoscenza che va aldilà delle apparenze e permette di intuire l’amore di Dio per noi.

Infine, c’è la terza presentazione del vangelo di Matteo molto più sobria e un po’ più laboriosa. Difatti Matteo sottolinea la difficoltà degli apostoli nel credere, nel dare fiducia al Signore. Questo contrasto con le due prime letture della liturgia ci stupisce un po’. Non c’è ancora questo entusiasmo che si manifesterà dopo, nella prima comunità e con Paolo. Per i primi discepoli presenti, sembra che il sentimento che domina non sia tanto la consapevolezza di essere testimoni del ritorno del Signore verso il Padre, ma sia piuttosto la tristezza di perdere la presenza di Gesù.

Certo, col passare del tempo, e soprattutto dopo la Pentecoste, la potenza dello Spirito Santo trasformerà la percezione dell’evento da parte dei discepoli. Ma in questo momento, quando Gesù se ne va, si sente la grande nostalgia di tutti quelli che sono stati i suoi amici. Per loro, nel momento dell’Ascensione, domina la tristezza di perdere la sua presenza, di perdere il maestro e l’amico tanto amato.

L’Ascensione è dunque l’esperienza dell’assenza di Gesù, di una presenza che manca. Questo era già successo dopo la morte del Signore, ma allora rimaneva il suo corpo e il sepolcro. E dopo la risurrezione, c’era stata questa esperienza molto particolare di una presenza nascosta e ogni tanto manifesta. Adesso, il Signore è stato assunto alla destra del Padre. E i discepoli sentono quanto manca loro la sicurezza della sua presenza. Senza questa presenza, anche misteriosa, tutto diventa vuoto e ostile. Non capiscono come continuare a vivere in questo mondo senza di lui.

Con la presenza di Gesù, tutto sembrava possibile, non c’era niente da temere. Ma da soli, senza il conforto della sua amicizia, come affrontare i pericoli e l’animosità? Questa esperienza di vuoto, tra l’Ascensione del Signore e il dono dello Spirito Santo è molto importante, anche per ognuno di noi. Perché è l’espressione concreta, molto profonda, dell’incapacità dell’uomo a vivere la fede, nella realtà quotidiana, senza la forza dello Spirito Santo. Anche se non ne siamo sempre consapevoli, ogni piccolo gesto di fede, di carità, di fiducia, richiede questo aiuto dello Spirito di Gesù.
Senza la sua potenza misteriosa, siamo incapaci di portare le fatiche e le delusioni, le paure e le vicissitudini della vita di un credente!

Dom Guillaume
trappista, cappellano Monastero Cistercense Valserena
www.valserena.it