APERTO IL GIUBILEO “NERO”, L’ANNO SANTO INIZIA DALLA PERIFERIA DELL’UMANITÀ

Quelle mani poggiate sul modesto portale dell’ancor più modesta cattedrale di Bangui. Quegli attimi di sospensione, quasi crocifisso a quel legno, per poi spalancare – quasi con forza – quella porta. Come dire: «Questo fortemente volevo e, nonostante tutto, così è stato».

Bangui come Gerusalemme, come Roma. Ma soprattutto Bangui prima di Gerusalemme, prima di Roma.

C’è una coerenza lineare, conseguente nell’azione pastorale di Papa Francesco. Nessun proclama, nessuna promessa, nessuna illusione. Ma la puntuale applicazione nel suo agire quotidiano dell’unica Parola che salva, dell’unica Roccia che non crolla, della sola Pietra su cui fondare la Chiesa.

Il viaggio di Papa Francesco in Kenya, Uganda e Repubblica Centrafricana, suo “battesimo” personale ed ecclesiale nelle “Afriche”, come ama ribadire padre Giulio Albanese, se ce ne fosse ancora bisogno, segna un ulteriore passo in avanti nel processo di “nuova evangelizzazione” a mezzo secolo dalla chiusura del Concilio Vaticano II.

Nonostante i fatti di Parigi e Bruxelles, nonostante gli allarmi lanciati dagli 007 francesi sul rischio concreto di attentati (non solo e non tanto alla persona del Papa quanto in occasione di qualche assemblea), tutte le paure sono svanite d’incanto una volta che la bianca figura di Bergoglio ha toccato il suolo africano. Disteso, sorridente, imperturbabile, alla faccia di giubbotti antiproiettile e papamobile blindata, ha frantumato quella cortina di paura e di tensione semplicemente con la sua persona, con le sue scelte, spesso imprevedibili, ma di una efficacia immensa, perché dettate da un cuore puro e fedele.

A spalancare la porta di Bangui, a spingere le mani di Papa Francesco è stato quello Spirito che «soffia dove vuole e quando vuole», che è Spirito di libertà e verità, spirito di accoglienza e fraternità.

A cinquant’anni dalla sua chiusura, il Vaticano II continua a essere, in gran parte, inattuato perché inascoltato. Ci voleva un Giubileo straordinario per renderlo ancor più attuale e tremendamente moderno.

Papa Giovanni XXIII, oggi Santo, nell’aprire quella storica assise chiese, e non soltanto ai Padri conciliari, di «usare la medicina della misericordia» invece di «imbracciare le armi del rigore».

C’è voluto mezzo secolo appena e un Giubileo straordinario per richiamare tutti al cuore del Vangelo.

Paolo Matta