ALEX ZANOTELLI: «DA PAPA FRANCESCO UNA SCOSSA SALUTARE ALLA CHIESA»

“… Ah, come vorrei una Chiesa povera e per i poveri!” Questo passaggio del discorso di Papa Francesco nel suo primo incontro con i rappresentanti dei media è poi diventata la missione evangelica del pontificato di Papa Bergoglio.
Per tutta la chiesa, in particolare per quella europea, l’elezione di un Papa che arrivava dall’altra parte del mondo è stata un scossa benefica e rivitalizzante. La pensa così anche padre Alex Zanotelli, missionario comboniano che abbiamo incontrato ad Assisi e che per tanti anni ha vissuto tra i più poveri nelle periferie del Kenya e adesso porta avanti battaglie per la difesa del creato.

Alla vecchia chiesa europea cosa può dare Papa Francesco?
Io penso sia stato una bella scossa per la chiesa del nord del mondo – commenta padre Alex – purtroppo però Bergoglio sta trovando resistenza soprattutto dal basso, da molti preti e da tanti vescovi, perché il Papa ci sta dicendo che se vogliamo essere una chiesa missionaria dobbiamo per forza essere una chiesa povera: noi siamo una chiesa ricca, ma una chiesa che cammina con i poveri dà molto fastidio, ma non c’è altra via per la missione. In futuro ci saranno altre figure che verranno dall’Africa o dall’Asia e che ci daranno altri scossoni facendoci fare un salto di qualità.

Per anni dall’Europa sono partiti tanti missionari verso il sud del mondo, ora si sono ribaltati gli scenari e molti istituti religiosi e chiese locali hanno necessità di sacerdoti che arrivano dal sud del mondo: è la risposta di quanto fatto negli anni passati?
No, quello che sta succedendo oggi non è la risposta. Purtroppo tanti preti arrivati nelle nostre chiese dal sud del mondo non vengono per evangelizzare ma per rimpiazzare la mancanza di preti in tante parrocchie. Alcuni però non conoscendo la realtà locale non riescono poi ad incarnare il Vangelo e dire una parola vera sulle situazione che viviamo. Sono però convinto che un giorno avremo nelle nostre chiese missionari del sud del mondo ma in ogni caso non risolveremo i problemi in questo modo.

Allora quale può essere la soluzione?
Io penso che in Europa la chiesa deve capire che se vuole sopravvivere deve ritornare alle piccole comunità cristiane: per esempio se in un palazzo ci sono alcune famiglie cristiane si possono incontrano insieme una volta alla settimana, leggono la Parola di Dio la traducono nella realtà, poi si impegnano e nascono i ministeri. La domenica poi queste piccole comunità possono incontrarsi in parrocchia per le celebrazioni comuni. Soltanto così può nascere una chiesa viva dal basso. E’ importante avere quindi piccole comunità cristiane che possono essere la speranza di un’Europa che dovrà ri-evangelizzarsi.

La missione globale e il flusso di migranti che arrivano dal mare è per noi l’occasione per crescere in accoglienza e multiculturalità ?
Certamente è per noi una grossa sfida ma dobbiamo ricordarci che queste migrazioni sono conseguenze di un sistema economico finanziario che non funziona ma che abbiamo messo in piedi noi. Un sistema che permette all’1% della popolazione di avere di più del restante 99%, che permette ai 62 uomini più ricchi al mondo di avere di più rispetto ad almeno 3 miliardi e 600 milioni di persone. Questo sistema generalizzato sta impoverendo sempre di più il sud del mondo, ogni anno ammazziamo 30 milioni di persone per fame e per mantenerlo dobbiamo produrre armi e fare guerre. La maggior parte delle persone che arrivano in Europa scappano per questioni economiche e per conflitti che abbiamo generato noi.

Basta solo accogliere queste persone ?
No. E’ importante l’accoglienza di persone che ci portano altre culture altre esperienze religiose, ma sono profondamente convinto che lentamente dobbiamo essere capaci di credere un futuro dove ci sarà come diceva Tonino Bello la convivialità delle differenze, non c’è altra via.>

Quali sono i principali motivi per cui in tanti scappano dall’Africa ?
Oggi scappano per tre questioni: politica, fame e clima. Solo quella politica è riconosciuta mentre quella economica e climatica non sono riconosciute. Ci sono i rifugiate da guerre che noi europei abbiamo iniziato, per esempio in Libia e Iraq. Poi ci sono le persone che scappano per fame e i nuovi rifugiati climatici che non sono ancora riconosciuti dall’Onu: sono coloro che devono scappare dalle loro terre perché si stanno desertificando e non è più possibile coltivarci. Entro la fine del secolo tre quarti dei territori dell’Africa non saranno non abitabili.

Cosa ci stanno portando i migranti che arrivano in Europa?
Noi siamo un popolo stanco e svogliato, l’Europa prenderà fiato proprio con l’arrivo di questa gente che ci darà nuova linfa perché hanno una voglia immensa di vivere.

Come deve essere ripensata quindi la missione ?
Dobbiamo costruire delle comunità alternative al sistema che ci sta attorno. Oggi la missione è globale, non c’è più il Nord e il Sud. Dobbiamo incominciare a vivere seriamente il Vangelo legando fede e vita. La missione è sia qui che in Africa, è sempre più necessario ripensare radicalmente la missione in modo nuovo.

Alessandro Porcheddu