AHI AHI, ORA SI È ROTTA… LA ROTA

L’ultima riforma di Papa Francesco è stata definita dai vescovi della Sardegna una “rivoluzione ecclesiale“. Come dire: qui non si tratta dell’utilitaria diventata auto di rappresentanza o di Santa Marta, residenza fissa anziché i Palazzi Apostolici.

Ma di uno dei cardini del mandato apostolico: il potere di sciogliere e di legare su questa terra, consegnato dal Buon Pastore nelle mani degli Apostoli e dei suoi successori. Bergoglio, nel solo nome della Misericordia, che è anche Giustizia, vero volto di Dio rivelato da Gesù, restituisce in pienezza ai vescovi, Pastori delle chiese locali, questo potere in una materia, la sacralità e l’indissolubilità del matrimonio, il cui giudizio di merito si era trasferito, nel corso dei secoli, nelle oscure stanze degli Uffici e dei Tribunali ecclesiastici.

Il Papa ristabilisce un present continuous che riporta al centro la Chiesa, popolo di Dio, il gregge dei battezzati che vive nelle diocesi e nella parrocchia, che deve tornare a essere la “fontana del villaggio” di un tempo.
Una riforma che al di là dei suoi effetti immediati nel post-matrimonio (pratiche gratuite, più rapide, ruolo centrale del Vescovo) obbliga a rivisitare profondamente il pre-matrimonio, a cominciare dalla cosiddetta preparazione prossima (spesso una mera formalità per garantirsi fiori, organo e violino, marcia nuziale e lancio del riso all’uscita dalla chiesa) per finire con quella remota, che deve prendere le mosse dall’iniziazione cristiana dei fanciulli: si chiedono tre-quattro anni per la Prima Comunione, altrettanti per la Cresima e appena tre mesi, una decina di incontri in tutto, per il Sacramento del Matrimonio?

Francesco, con questa svolta, l’ennesima, è un Papa che toglie il respiro, che constringe (sostenitori e gli immancabili detrattori) a vivere in una continua apnea spirituale, alimentata dal soffio dello Spirito che, mai come in questo momento, vola sopra non sopra le acque informi della Genesi ma sui moderni libri delle Cronache, dei Giudici e dei Re.

Si avvertono (e non mancano di evidenziarlo i più attenti osservatori, i vaticanisti navigati, la stampa specializzata) mormorazioni e mugugni fra le 99 pecore al sicuro nel recinto o fra i tanti “fratelli maggiori” del prodigo scapestrato e scialacquatore. Ai moderni farisei questa Papa non concede tregua, non dà loro il tempo di abituarsi alla novità (“faccio nuove tutte le cose, non ve ne accorgete?“) né di metabolizzarne le conseguenze che, in una sorta di mini-tsunami in sequenza, irrompe una nuova ondata che ripulisce e lascia sul campo solo frammenti di quello che non c’è più.

Il commento di un prete, avanti negli anni: «E adesso, già da domani, cosa ci dobbiamo aspettare»
Domani è un altro giorno. Si vedrà…

Paolo Matta