A FERMO I FUNERALI DELLA POLITICA

di Sandra Amurri
La città blindata. C’è anche la celere. Il Duomo può essere raggiunto solo dalle auto di scorta della presidente della Camera, della ministra per le Riforme Maria Elena Boschi che, addirittura viene portata fin sul sagrato, forse per via del tacco altissimo. Perfino il presidente della Provincia che non c’è più arriva a bordo dell’auto dei vigili urbani. C’è anche l’ex ministra dell’Integrazione Cecile Kyenge apostrofata dall’ex vicepresidente del Senato Calderoli “Orango” a testimoniare cosa si prova ad essere vittima del razzismo da chi rappresenta le istituzioni (mentre 81 senatori del Pd votarono contro l’incriminazione del senatore leghista). Siedono nelle prime file. Chinyere, la moglie di Chidi Namdi Emmanuel, lì davanti a lei nella bara, è chiusa nella sua veste bianca con il turbante in segno di lutto. C’è il sindaco. La città no.
Per protesta verso i rappresentanti del governo, “sono venuti due ministri e la presidente della Camera, non si era mai ricordato. Questa non è una città razzista. Mancini è un disadattato violento che ha fatto qualcosa di ignobile ma è un povero cristo” spiega un ragazzo al bar della piazza.
Don Vinicio Albanesi dice ciò che molti si aspettavano dicesse sin dal primo giorno: “Anche l’aggressore è vittima, se qualcuno lo avesse aiutato a controllare la sua istintività avrebbe fatto bene”. Ma nessun perdono per quell’aggressore con alle spalle la sua storia di degrado e violenza.
Proprio mentre poche ore prima Papa Francesco all’Angelus aveva detto: “Saremo giudicati sulle opere di misericordia. Lavorate perchè questa società che usa e getta non continui a mietere vittime. Non c’è luogo dove la misericordia di Dio non possa giungere”.
Ad abbassare i toni e il clamore mediatico che ha tanto ferito la città ci ha pensato il vescovo, monsignor Luigi Conti
, che senza fare nomi e senza salutare la fitta schiera dei politici ha detto: “Avevo chiesto silenzio ma non sono stato ascoltato. Non possiamo creare divisioni, la divisione è la morte della città, una città che si è dimostrata ospitale, come riconoscono i fratelli di Emmanuel e come riconosceva Emmanuel stesso. Il dolore chiede un supplemento di fratellanza e di perdono”. Arriva il momento della Comunione, Chinyere ha un mancamento. Viene portata via in barella. Gli immigrati ospiti del seminario leggono passi della Bibbia toccanti: “Se sei nero è per volontà di Dio, se sei bianco è per volontà di Dio, non ci sono differenze”. Cantano attorno alla bara di Emmanuel. Prende la parola il rappresentante della etnia Ibo, la stessa del nigeriano ucciso: “La razza umana è solo una, ogni persona è la fantasia di Dio“.
Al termine della messa, Chinyere rientra, in carrozzina, sull’altare accanto a Don Vinicio Albanesi che ripercorre la tragica storia della coppia, dalla Nigeria a Fermo. E dall’altare chiede che l’inchiesta non venga insabbiata. Chinyere inizia a dimenare la testa all’ indietro. Urla disperatamente il suo dolore. Don Vinicio l’accarezza e continua il suo discorso. È una scena struggente. Un dolore sbattuto in faccia ad uso e consumo delle telecamere. Molti lasciano il Duomo. Evidentemente turbati e infastiditi.